«…Schiere ordinate di serrati filari salgono i fianchi e aggirano le pendici accompagnandone la morbida sinuosità, lasciando qua e là qualche lembo di bosco o gruppi di alberi da frutta. Le viti sono condotte a spalliera, sostenute da pali e da canne tramati con filo di ferro. Per ogni vigna c’è un rigoroso e preciso piano paesaggistico, che mette in risalto l’amore e l’esperienza dei nostri contadini quando traccia i filari, pota, torce e china le viti.
I filari sono in genere sapientemente disposti “a traverso” delle linee di massimo pendio, secondo i canoni di una razionale sistemazione collinare che si diffonde nell’età del Rinascimento e si perfeziona nella seconda metà del Settecento. Nei periodi precedenti prevalgono le piantagioni e le lavorazioni “a ritto-chino”, che seguono cioè le linee dei massimo pendio. Esse hanno però conseguenze deleterie sul paesaggio collinare poichè favoriscono l’erosione e l’asportazione dello strato superficiale ad opera del ruscellamento incontrollato.
Viceversa le attuali piantagioni “a girapoggio” seguono approssimativamente le curve di livello e si sono dimostrate particolarmente adatte alle pendici argillose a superficie unita, offrendo una prima difesa contro l’erosione delle acque e la degradazione delle terre collinari…»
Adriano Antonio da “La Morra cultura e territorio”
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